Another Coffee Stories Editore

Onde Lievi

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Ogni testo riflette la personalità dell’autore, a maggior ragione quando si tratta di una narrazione in prima persona.

Paolo, il protagonista della vicenda, ambientata negli anni Sessanta, è l’unico della propria famiglia che ha potuto frequentare le scuole superiori e ha sempre sentito quegli anni come una nota che lo distingueva dai fratelli, con i quali ha spesso avuto ruggini.

I cinque anni di ragioneria gli hanno riempito la testa di date e testi da mandare a memoria e che alla fine gli sono entrati nel sangue: è quindi tipico del suo modo di esprimersi ricorrere alla citazione o a ricordi letterari, specie quando si imbatte in situazioni in cui non è a proprio agio.

Anche le date “criptate” con un asterisco e i cognomi con la sola iniziale seguono la falsariga di un uso in voga nei romanzi di fine Settecento e di una certa tradizione ottocentesca. Il narratore, legatissimo alle letture degli anni scolastici, preferisce affidarsi a quest’uso, così come al corsivo per tutte le parole straniere che, per sensibilità ed educazione, sente estranee a sé.

Nella società dei consumi che sta muovendo i primi passi, i suoi gusti sono ormai superati, ma lui, più per ingenuità che per superbia, non può fare a meno di usare certi vocaboli o movenze; è ormai la sua maniera un po’ donchisciottesca di interpretare gli eventi. Non sono comunque i suoi unici tic linguistici: il parlare materno del dialetto, che allora conservava la diffusione di una vera lingua, non di rado si fa sentire nei momenti di maggiore coinvolgimento o nel discorso diretto, in cui qualche lombardismo fa capolino.