Io cerco la Titina la cerco e non la trovo chissà dove sarà.

Io cerco la Titina la cerco e non la trovo chissà dove sarà.

Parole di Angela Iannarelli, professoressa e scrittrice

 

Siamo abituati ad inseguirla la Felicità, manco fosse una volpe furba che si nasconde e si fa beffe dei nostri patetici tentativi di catturarla in una tragicomica caccia fantozziana. Ci insegnano che è qualcosa da rincorrere, da cercare, da conquistare a costo di chissà quali enormi sacrifici.
Novelli scalatori di questa vetta irraggiungibile ci prepariamo 
accanitamente ed atleticamente alla conquista della tanto agognata meta. Pellegrini instancabili alla ricerca del perduto Santo Graal.

Oppure di contro c’è tutta quella vasta schiera di pensatori New Age che provano a convincerci che la Felicità è la Naturameravigliosa di cui beneficiamo, la benevolenza verso noi stessi ed il prossimo. Ipocriti affermazioni stile attempate concorrenti di una Miss Universo farlocca, in cui con affettati sorrisi di circostanza dichiariamo al mondo che per noi la Felicità sarebbe certamente la Pace nel Mondo se solo potessimo esprimere e realizzare cotanto altruistico desiderio. Ben sapendo che nulla esiste di più egoistico ed atrocemente soggettivo dell’idea difelicità. Per ognuno degli otto miliardi di esseri umani presenti sulla Terra quest’idea sarà differente. Ed è normale e persino logico così.

Ma oggettivamente cosa intendiamo quando pensiamo alla Felicità? Una magica pozione alla Harry Potter? Quella Felix Felicis con cui riesce ad estorcere le informazioni che servivano a Silente?

La geniale Rowling dunque attribuisce alla Felicità una caratteristica precisa, la chiama Fortuna liquida, uno stato di incoscienza e beatitudine in cui tutte le azioni inconsapevolmente portano al successo. E forse in parte per moltissimi di noi potrebbe essere una definizione accettabile.

Non ci sentiamo forse “felici” quando tutto ciò che facciamo viene benedetto dal tanto desiderato successo? Riuscite ad immaginare di vivere ogni giorno baciati dalla sfacciata Fortuna di Gastone Paperone? Non faccio fatica a pensare che questo si avvicinerebbe realmente all’idea di Felicità di molte anime sfinite dalla lotta corpo a corpo con il quotidiano.

Ma c’è un ma gigantesco che mi fa oscillare la testa tristemente in un involontario diniego.

Perché so bene che ognuno di noi ha vissuto purtroppo istanti di paura ed impotenza di fronte alla sofferenza, al dolore, alla perdita di coloro che amiamo, in cui l’unica felicità pensabile è il sollievo che si proverebbe nel riuscire ad alleviare se non proprio cancellare il male che come indelebile inchiostro ci allaga l’anima.Gli attimi di Felicità più veri ed intensi che ho vissuto, che ho provato sono stati quelli che non riguardavano me ma le persone che amo.

Lo scampato pericolo di fronte ad un incidente di percorso in cui tutte le certezze, tutte le sicurezze si sono sgretolate, e i punti di riferimento venuti meno. L’esito positivo di un esame medico da cui dipendeva il futuro e dunque la “felicità” nel suo senso più concreto, vero, reale.

Gli unici intensi indimenticabili momenti di felicità che ricordo sono questi.

Quelli in cui ho ripreso a respirare. Quelli in cui sono uscita dalla bolla dell’incertezza, dall’improvvisa paralisi, dal blocco in cui si precipita quando le persone amate possono esserci strappate. Il grandissimo Totò nella sua immensa saggezza diceva che la felicità è fatta di attimi di dimenticanza. Piccoli minuscoli preziosi attimi in cui riusciamo a dimenticare le cose brutte di cui per lo più è fatto il nostro vissuto. Ma io non riesco ad essere d’accordo su questo.

Tutta la lotta che portiamo avanti dal nostro primo urlo venendo al mondo, da quel primo disperato pianto fino all’ultimo nostro rantolo, con cui prendiamo commiato da questa assurda pazzesca infinitamente amata arena, tutto quanto ci appartiene e ci pervade,è fatto di una sottile impercettibile fitta tela, da una evanescente nebbiolina, infinite goccioline di speranza, di amore, di coraggio,di perseveranza, vapor acqueo di desiderio di inarrestabile bellezza in cui siamo immersi malgrado l’Odio e il Male che nasce con noi. Malgrado guerre in cui innocenti sono fatti a pezzi, malgrado ogni forma di Male che si ostina a volerla vedere scomparire dalle nostre anime questa speranza di felicità. Ecco io non posso fare a meno di credere che la felicità, quella vera vissuta intensamente la ricordiamo perfettamente, così come non può esserci dimenticanza di nessuno degli attimi che compongono le nostre finite esistenze che soltanto l’amore rende infinite.

Nonostante ogni sofferenza di questo nostro stentato esistere.

Sempre prendiamo consapevolezza di quanto maledettamente bella sia la Vita soltanto quando rischiamo ci venga strappata. Ed è in quei momenti, quando te la stai rischiando, quando la moneta gira su sé stessa ed ancora non sappiamo se si vince o se si perde,quello è l’istante di spaventosa consapevolezza: ché qualunque fatica è preferibile a non esserci e che di fronte a questa assurda rivelazione tutto ma davvero tutto, ogni singolo attimo che abbiamo vissuto è stato felice.

Perché eravamo vivi. Nel pianto nel dolore nella tristezza nella disperazione nella più cupa infelicità eravamo VIVI. La Vita è la risposta. A qualunque domanda.

Vivere. Esserci. L’infinita serie di potenzialità di cui siamo artefici.

Rincorrere la volpe. Scalare la montagna incantata. Giocarcela col Destino questa partita di cui conosciamo la fine. Che non possiamo vincere ma ingannare. Nel nostro ostinato rincorrere quel sussurro del cuore. Quel pungolo incessante. Quella voce che ci bisbiglia che vivere è la nostra prova. La Felicità deve essere quel sussurro lì, quella voce sottile e costante che ci accompagna.

Forse non ci serve altro. Soltanto fermarci ogni tanto ad ascoltare quei sussurri.

Non voglio più chiedermi se sono felice, se lo sono mai stata, se potrò esserlo in futuro.

Voglio soltanto fermarmi ad ascoltare il mio cuore. Ed i suoi battiti. Quelli con cui scandisce la vita.

 

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