L'inesorabile caducità dei fiori - PSICOATTITUDINI

Glenda, Lidia, il signor Baldi, Gianluca, Marco, Agnese. L’autrice utilizza l’exploit narrativo del destino per collegare le vite dei protagonisti ne “L’inesorabile caducità dei fiori”, un testo che narra di separazioni, di coincidenze, di caducità, appunto.

Ma che cos’è la caducità?

Essa rappresenta l’essere destinati a scomparire, in un ballo infinito, quello del tempo, che infido e beffardo si prende gioco di noi. Allo stesso tempo, però, la caducità può rappresentare una via di fuga da questo gioco, un modo per anticipare il tempo, per “dargli scacco matto”, come afferma uno dei protagonisti.

Il destino, il tempo e la memoria sono i temi cardine di quest’opera. È proprio la memoria, intesa come trasposizione scritta e come trasmissione della propria storia, l’unica arma che abbiamo contro la caducità. È questo il valore che, all’interno della storia, viene tramandato “di padre in figlio” attraverso la forma narrativa del diario, che coinvolge diversi archi temporali.

Il testo trae dall’esperienza del reale il suo principale punto di forza nel coinvolgere il lettore. Leggendo il testo, infatti, non si può fare a meno di immedesimarsi in ogni osservazione della protagonista e dei personaggi che la circondano. Nonostante gli avvenimenti della storia e gli intrecci narrativi siano costruiti ad hoc per seguire la trama conduttrice del destino, i personaggi e gli ambienti sono molto real, ovverosia sono caratterizzati in un modo che li fa sembrare spontanei e imprevedibili, il che li rende molto vicini a noi, lettori esterni.

L’esperienza del reale che si percepisce tra le pagine di questo libro deriva anche dal fatto che in esso sono riscontrabili molte delle dinamiche personali e relazionali che, almeno una volta nella vita, hanno toccato ognuno di noi. Si parla di amicizie fraterne, di legami morbosi, di crisi e di dubbi scaturiti da delle semplici parole; si parla di “arrivederci” sentiti come addii, come abbandoni; si parla di lutti; si parla di amore e di amori in un modo che fa sembrare quelle di Glenda e degli altri protagonisti vicissitudini di realtà, piuttosto che di fantasia.

L’autrice dimostra poi di avere una certa dimestichezza con molte tematiche psicologiche, in quanto in tutto l’arco della narrazione sono riscontrabili riferimenti alla psicologia dinamica e cognitiva. Tra questi troviamo il concetto di inconscio, e il fatto che avvenimenti apparentemente insignificanti vengono elaborati a creare significati che poi non sappiamo spiegarci; ritroviamo i meccanismi dell’idealizzazione, quando all’inizio della storia la protagonista descrive sua sorella, ritroviamo la proiezione, quando parla del signor Baldi come suo “padre putativo”, e ritroviamo la regressione, quando Agnese sente parlare di Marco; riscontriamo anche il meccanismo del transfert, che viene citato esplicitamente a descrizione del comportamento del signor Baldi. Inoltre, all’interno del racconto vengono toccati, in maniera più o meno esplicita, altri temi cari alla discussione psicologica quali: la consapevolezza del momento presente o “mindfulness”[1], il pensiero e l’amore in adolescenza[2], cenni di personalità borderline e di dipendenza affettiva[3] riscontrabili in Glenda, l’influenza dell’esperienza nel modificare il nostro assetto di personalità innato[4].

L’uso delle stagioni come metafora per descrivere il proprio stato interiore, poi, permette alla protagonista di spiegare bene di come l’umore sia un filtro della realtà, in grado di farci vedere e interpretare ciò che viviamo sotto una luce diversa; un fenomeno, questo, che ritroviamo ad esempio nella sintomatologia depressiva.

L’inesorabile caducità dei fiori” di Edith Frattesi è un testo di natura psicologico-esistenziale, che grazie ad una caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti fondata nell’esperienza del reale, riesce a coinvolgere il lettore dall’inizio alla fine, insegnando a ragionare sul tempo e sulla fugacità della vita.

 

[1]Vi capita mai di canticchiare il motivetto di una canzone a memoria e di notare che non avevate prestato attenzione nemmeno un po’ al testo? Ecco, la maggior parte delle persone fa questo. Vive senza prestare attenzione ai fatti, alle vicissitudini, alle azioni [...]

[2]La voglia di dimostrare di essere qualcuno, non sapendo che quel qualcuno deve sbocciare piano piano, da solo, affrontando gli errori che, col senno di poi, non sono più errori [...]

[...] Perché proprio quando ci sembra di capire tutto, di avere il mondo ai nostri piedi, sotto controllo, abbiamo ancora tutto da imparare. Dobbiamo sperimentare ogni singolo errore prima di arrivare a una consapevolezza accettabile. Intanto, scegliamo gli amori sbagliati

[3] Timore dell’abbandono e del rifiuto, impulsività, sensibilità; percepire temporanee separazioni come abbandoni, vivendoli in maniera ossessiva

[4] Quanto può influire l’odio sulla personalità di una persona? [...] le vicissitudini della vita adulta influenzano in bene o in male la nostra struttura già formata

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